INTERVISTA TU PER TU CON ANGELO PARISI

1) Caro Angelo, ti presenti. Chi sei?

 

Mi chiamo Angelo Parisi. Sono nato a Potenza. Sono in bilico tra i 39 e i 40 anni. Una vertigine! Scrivere per me è una sorta di urgenza, necessità. E’ un viatico che mi accompagna dall’infanzia. Non saprei farne a meno.

 

 

2) Qual era uno dei tuoi più grandi sogni da bambino?

 

Non ero costante nei sogni. Ne ho avuto tanti. Avevo una fantasia galoppante. Ero molto timido.

Passavo parecchio tempo da solo. Creavo storie fantastiche e vivevo nella mia stanza avventure

meravigliose. Ho imparato presto a canalizzare questo desiderio di dare vita a cose nuove

attraverso la scrittura e la musica.

 

 

3) Ti reputi un genio, o quantomeno intelligente?

 

Mi reputo abbastanza intelligente da sapere che non lo si è mai abbastanza.

 

 

 

4) Qual è l’epoca in cui avresti voluto vivere?

 

Nella Londra Vittoriana del XIX secolo, a patto di essere un aristocratico con una ricca rendita.

Sarebbe stato fantastico dedicarsi alla Bellezza e all’Arte senza altri pensieri.

 

 

 

5) Quali sono i tuoi 3 personaggi famosi preferiti?

 

 

Massimo Troisi e Francesco Nuti hanno saputo raccontare con i loro film l’amore nella sua cruda e poetica verità. Eduardo De Filippo che è riuscito a mettere in scena la vita con i suoi comici e drammatici paradossi.

 

 

 

6) Il tuo libro preferito? 

 

Il maestro e Margherita di Bulgakov

 

 

7) Il tuo film preferito?

 

Fight Club

 

 

8) Il tuo motto?

 

Nessun dolore è mai sprecato

 

 

9) Racconta della musica?

 

La Musica è un linguaggio universale. Rispetto alla parola non ha bisogno di traduzioni e comunica attraverso suggestioni immediate. Se si potesse ascoltare la voce di Dio, sarebbe Musica.

Da ragazzo ero un gran consumatore di album musicali. Ricordo l’emozione nello scartare un nuovo CD. C’erano canzoni che ascoltavo e riascoltavo per settimane. Nel periodo della scuola, la vivevo anche direttamente, cantavo e suonavo con gli amici, in garage pieni di cianfrusaglie. Scrivevamo canzoni e si sognava di diventare un gruppo famoso.

 

 

10) Cos’è secondo te la felicità?

 

Sentirsi bene con se stessi, nel posto e nel momento giusto. Tra persone che ci vogliono bene. Anche solo per un attimo. E’ un gioco di istanti che valgono un eterno. Anche solo una goccia di perfezione è quanto di meglio possiamo desiderare.

 

 

11) Cos’è il passato, cos’è il presente, cos’è il futuro?

 

Sono i fili su cui siamo in equilibrio. Per restare in piedi e non cadere, è necessario guardare avanti, ricordando cosa ci lasciamo dietro. Il presente per certi versi è un’astrazione. Quando una cosa accade è già passata. Se ci si ferma a pensare troppo sul tempo che trascorre, si rischia

di essere assaliti dalle vertigini e precipitare giù.

 

 

12) Il tuo miglior pregio?

 

Credo sia la capacità di capire le persone.

 

 

13) Chi ti ha ispirato nella tua carriera?

 

 

Per quanto riguarda la scrittura, Stephen King e Clive Barker sono due autori molto importanti nella mia formazione. Il primo mi ha insegnato il gusto del racconto, il secondo ad osare con la costruzione della narrazione. Sartre, poi, mi ha illuminato. La lettura de La nausea mi ha cambiato la vita. Come insegnante, il pittore Giovanni Cafarelli. Il mio professore di Storia dell’Arte al Liceo. Straordinario comunicatore. Riusciva a rendere vivo tutto ciò di cui parlava.

 

14) La prima cosa che pensi alla mattina quando ti svegli?

 

Un’altra giornata da vivere e consumare fino in fondo.

 

 

15) Quando è stata l’ultima volta che sei stato all’ospedale?

 

Ieri, ho visitato una persona cara.

 

 

16) Il bicchiere e’ mezzo pieno o mezzo vuoto?

 

Il bicchiere è sempre pieno, solo di cose diverse. Metà è aria e metà è liquido.

 

 

17) Che libro stai leggendo attualmente?

 

Notte buia, niente stelle. Un’antologia di racconti di Stephen King.

 

18) Parlaci della Basilicata

 

La Basilicata è una regione ricca di Bellezza e contraddizioni. Ma, proprio nei contrasti, si sviluppa il piacere del gusto. Le montagne che incontrano il mare. Gli spazi immensi mai  sazi di cielo, ma anche il rincorrersi delle scale e dei palazzi in una turbinante ascesa. I paesi arroccati sulle alture, quasi appesi alla vastità azzurra che li sovrasta.

Mi sento molto legato a questa terra. E’ un sentimento maturato nel tempo, che mi ha fatto riscoprire il senso delle mie radici. Credo che siano estremamente flessibili, per quanto ci allontaniamo continuiamo a nutrirci del sale della nostra terra. Con il cantautore moliternese Raffaele Tedesco ho scritto un brano, Terra di luce, ispirato alla nostra Basilicata. Una dichiarazione d’amore, a cui tengo molto.

 

 

 

 

19) Il miglior sentimento del mondo?

 

 

Non so se può essere considerato un vero e proprio sentimento. direi: la pace con se stessi. Se si è capaci di convivere serenamente con i propri trascorsi, di perdonarsi. Solo allora si può comprendere davvero l’altro e viverlo pienamente.

 

 

 

 

20) qual è la parola o frase che dici piu spesso?

 

 

Adda passa a nuttata” cit.

 

 

21) Spiegaci il tuo libro

 

Le stanze dell’Altrove (EditricErmes) è una raccolta di tredici racconti, attraverso cui esploro il lato buio del nostro Io. L’Altrove è la dimensione segreta e oscura celata dietro le cose, che spesso traspare e traspira dal velo sottile che separa l’assurdo dal quotidiano. Sono racconti brevi, scorrevoli. Credo che le parole debbano essere come una corrente, intensa o piacevolmente delicata, ma mai statica. Il lettore deve compiere un atto di fiducia ed abbandonarsi a questa corrente per lasciarsi trasportare dall’autore verso luoghi sconosciuti. Il viaggio termina sempre con la scoperta di se stessi. Nulla turba di più che scoprire un territorio inesplorato nel nostro mondo interiore che ritenevano completamente svelato. Sono racconti di paura, ma il terrore non è mai fine a se stesso.

Ho dato una lettura del sociale e della nostra epoca meravigliosamente terribile, mascherandola attraverso il fantastico. Credo che l’horror sia uno straordinario strumento per evidenziare il nascosto che è davanti agli occhi, ma si cela nella luce. Ho rielaborato i topoi classici del genere e ho ripreso anche alcuni aspetti della nostra tradizione, come per esempio “il monacello” reinterpretandolo in una chiave inedita e paurosa.

 

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